Logopedia in età neonatale: perché osservare la bocca dei neonati e valutare le funzioni orali può fare la differenza.

Logopedia in età neonatale: perché osservare la bocca dei neonati e valutare le funzioni orali può fare la differenza.

N.B. Nel seguente testo si utilizza il maschile come forma neutra, senza alcuna distinzione di genere, per rendere la lettura più semplice. 

 

Quando si pensa alla logopedia, spesso si immagina un bambino che parla poco o male.
Ma la verità è un’altra: la logopedia è un mondo vastissimo che abbraccia tutte le età della vitaa partire da quella neonatale, quando ancora non esistono parole, ma esistono funzioni fondamentali che gettano le basi per lo sviluppo futuro del bambino.

Suzione, deglutizione, respirazione, alimentazione… tutto parte da qui.

Perché è importante una valutazione logopedica precoce?

Nei primi mesi di vita il neonato non sta “solo mangiando”: sta imparando competenze complesse che coinvolgono tutto il corpo.

In particolare, impara a:

🔹 Coordinare bocca, lingua e labbra: questi movimenti sono essenziali per una suzione efficace e rappresentano la base per le future abilità di masticazione, deglutizione e articolazione del linguaggio.

🔹 Coordinare suzione, respirazione e deglutizione: una coordinazione immatura o disorganizzata può rendere la poppata faticosa, poco efficace o stressante, sia per il neonato che per il genitore.

🔹 Nutrirsi in modo efficace: un’alimentazione efficace permette al bambino di crescere serenamente e al genitore di vivere la poppata come un momento di relazione, non di preoccupazione.

🔹 Costruire le basi per masticazione, alimentazione e linguaggio: le prime esperienze orali influenzano direttamente lo sviluppo futuro dell’oralità, del linguaggio e delle competenze comunicative.

Cosa succede se le difficoltà iniziali non vengono intercettate?

Piccole difficoltà, se trascurate, possono evolvere nel tempo in:

  • Allattamento faticoso o doloroso, spesso interrotto precocemente
  • Rigurgiti frequenti, coliche, scarso aumento di peso
  • Respirazione orale persistente
  • Difficoltà nello svezzamento (rifiuto delle consistenze o difficoltà nella gestione delle stesse, vomito, stress al pasto…)
  • Alterazioni della deglutizione
  • Ritardi o fragilità nello sviluppo del linguaggio

Intervenire precocemente non significa “patologizzare”, ma accompagnare il bambino nel suo sviluppo nel modo più naturale e rispettoso possibile.

 Valutazione logopedica neonatale: in cosa consiste?

La valutazione logopedica neonatale analizza le funzioni orali del neonato e l’interazione mamma–bambino, ponendo attenzione non solo alla bocca, ma all’intero sistema.

🔍 Che cosa si osserva nello specifico?

  • Frenulo linguale e altri frenuli orali
  • Riflessi orali
  • Movimenti linguali e mandibolari
  • Tono oro-facciale
  • Attacco al seno o al biberon
  • Suzione nutritiva e non nutritiva
  • Coordinazione respirazione–suzione–deglutizione

Tutti questi aspetti sono fondamentali non solo per l’alimentazione, ma anche per il futuro linguaggio… e soprattutto per la serenità familiare.

Perché è così importante una valutazione precoce?

Una valutazione logopedica in epoca neonatale permette di:

✔️ Intercettare precocemente eventuali disfunzioni
✔️ Intervenire tempestivamente quando necessario
✔️ Prevenire problematiche future
✔️ Migliorare la qualità della poppata
✔️ Ridurre stress e preoccupazioni familiari
✔️ Favorire uno sviluppo armonico motorio, relazionale e linguistico-comunicativo

 Quali informazioni può fornire il/la logopedista?

Il logopedista può offrire indicazioni su:

🤱🏻 Come leggere i segnali del neonato e sostenere un attacco efficace al seno
🍼 Uso corretto di ciuccio, biberon e tettarelle, quando e se introdurli
🥄 Uso corretto degli ausili per lo svezzamento
🕰️ Tappe di sviluppo dell’oralità e delle abilità linguistico-comunicative
🎯 Strategie pratiche per migliorare l’esperienza di alimentazione, relazione e comunicazione

A chi può essere utile la valutazione logopedica neonatale?

La valutazione è utile per tutti, ma è particolarmente indicata se il neonato presenta:

  • Difficoltà nell’attaccarsi al seno o al biberon
  • Suzione debole, disorganizzata o rumorosa (schiocchi frequenti)
  • Rigurgiti, reflusso o coliche frequenti
  • Prematurità
  • Malformazioni del distretto oro-facciale
  • Sindromi genetiche
  • Irritabilità o stanchezza durante la poppata

La logopedia in età neonatale non è solo “riabilitazione” o “educazione”:
è prevenzione, ascolto e supporto, un modo per accompagnare il bambino e la famiglia nei primi passi della vita.

💡 Piccoli consigli per genitori:

  • Osserva il tuo bambino mentre poppa: nota se è tranquillo, se respira regolarmente e se la suzione è efficace.
  • Ascolta i segnali: schiocchi, pause lunghe o irritabilità durante la poppata possono essere preziose informazioni.
  • Crea momenti di contatto pelle a pelle: favoriscono il rilassamento, la coordinazione dei movimenti orali e la relazione.
  • Scegli ausili con consapevolezza: ciuccio, biberon o tettarelle vanno adattati al bambino, non all’inverso.
  • Chiedi supporto quando serve: consultare un logopedista non significa “ avere necessariamente un problema”, ma prendersi cura del benessere del neonato e della famiglia.

Ogni piccolo gesto quotidiano può fare una grande differenza!

Se hai dubbi o domande, scrivimi! Puoi farlo compilando l’apposito form nella sezione “Contatti” !

 

Il Natale in logopedia: catene comunicative e micro-obiettivi all’interno del setting terapeutico.

Il Natale in logopedia: catene comunicative e micro-obiettivi all’interno del setting terapeutico.

N.B. Nel seguente testo si utilizza il maschile come forma neutra, senza alcuna distinzione di genere, per rendere la lettura più semplice. 

Il periodo natalizio è un contesto ricco, prevedibile e fortemente motivante per i bambini. Per un logopedista rappresenta quindi un’occasione ideale per lavorare in modo mirato sulle competenze linguistico-comunicativei, fondamentali per l’emergere del linguaggio verbale.

Al di là delle attività creative o tematiche, ciò che fa davvero la differenza in terapia è come il clinico struttura le interazioni, definisce i micro-obiettivi e guida il bambino attraverso catene comunicative efficaci.

Una catena comunicativa è una sequenza prevedibile composta da:

  •  attesa
  •  azione del bambino
  • risposta dell’adulto
  • piccola conseguenza comunicativa

Questo articolo esplora come utilizzare il contesto natalizio per lavorare su:

• attenzione condivisa
• intenzionalità comunicativa
• turnazione e co-regolazione
• gestualità funzionale
• proto-parole
• micro-obiettivi specifici basati sul profilo del bambino

  Il Natale come contesto prevedibile: perché funziona così bene

Le routine natalizie (decorazioni, luci, pacchi, canzoni, oggetti ripetuti ogni anno) hanno caratteristiche ideali per la terapia:

✓ alta motivazione intrinseca: il bambino partecipa volentieri
✓ ripetitività naturale: favorisce apprendimento procedurale e linguistico
✓ ricchezza multisensoriale: sostiene bambini con attenzione breve
✓ contesti naturali: facilitano la generalizzazione a casa
✓ facilità di scaffolding: il logopedista controlla ritmo, stimoli,  turni…

Questo rende il Natale una cornice perfetta per lavorare su attività condivise, uso intenzionale dello sguardo, turnazione e prime produzioni verbali.

Attività condivise: creare triadi comunicative reali

Il lavoro sulla triade adulto–bambino–oggetto è cruciale nei bambini Late Talkers, con Disturbo Primario del Linguaggio, Disturbo della Comunicazione Sociale-Pragmatica, Disturbo del Neurosviluppo o nei bambini con altri quadri clinici che presentano profili comunicativi poco intenzionali. Alcuni micro-obiettivi che è possibile porsi durante le sedute di terapia logopedica possono essere:

• aumentare la durata dell’attività mediata da un oggetto
• passare da un gioco centrato sull’oggetto a un’interazione mediata
• sostenere lo shift di attenzione oggetto → adulto → oggetto
• promuovere il contatto oculare legato a richiesta/anticipazione/condivisione

Intenzionalità comunicativa: verso l’utilizzo del gesto funzionale

Il Natale è ricco di contesti che stimolano la richiesta, la sorpresa, l’anticipazione. Alcuni micro-obiettivi che è possibile fissare per lavorare sull’intenzionalità comunicativa possono essere:

  • Elicitare almeno 5–10 atti comunicativi spontanei per seduta.
  • Passare dall’assenza di utilizzo dei gesti all’utilizzo di gesti deittici e rappresentativi.
  • Rinforzare ogni atto comunicativo, che sia non verbale che verbale (anche approssimazione di suono o parola).

Turnazione e co-regolazione: il cuore delle catene comunicative

Molti bambini con ritardo o disturbo del linguaggio e del neurosviluppo faticano a comprendere la turnazione, soprattutto quando è troppo astratta o verbale. I micro-obiettivi per lavorare in questa fase possono essere:

• passare da turni paralleli a turni realmente alternati
• aumentare sequenze Logopedista → Bambino → Logopedista → Bambino
• ridurre prompt fisici

Gesti e proto-parole: sfruttare un lessico altamente prevedibile

Il Natale offre un insieme di parole semplici, iconiche e ricorrenti: palla – luce –albero – renna – oh-oh! – tocca – via – su – giù – ancora – apri – fai “ciao” – guarda…Per lavorare sull’incremento dell’utilizzo di gesti e proto-parole, nonché sull’incremento del lessico, è possibile fissare i seguenti micro-obiettivi:

  • Elicitare 3–5 proto-parole funzionali.
  • Utilizzare i gesti corrispondenti a supporto del verbale
  • Sfruttare routine brevi e ripetute 5–10 volte.

🎄 Quali attività e per quale fascia d’età?

Le attività descritte di seguito sono particolarmente indicate per bambini di età compresa tra 18 mesi e 4 anni. In questa fase, infatti: l’intenzionalità può ancora essere in fase di consolidamento, la turnazione può essere emersa ma non essere stabile, il repertorio gestuale è in continua evoluzione, le proto-parole compaiono e crescono rapidamente. Possono essere utili anche per bambini più grandi, quando il loro profilo comunicativo è equivalente a questa fascia d’età.

🎯 Attività 1 – Gli oggetti di Natale

Scegli un oggetto altamente interessante (una pallina luminosa, un pupazzetto di Natale, una piccola renna che si muove) e costruisci una breve routine prevedibile.

Esempio

  • 
LOGOPEDISTA (L) accende una pallina luminosa e la spegne.
  • BAMBINO (B) osserva l’oggetto.
  • L attende → pausa strategica.
  • B guarda la logopedista → shift intenzionale.
  • L propone un nuovo turno: “Ancora?” → accende.

Obiettivo: creare un ciclo comunicativo attraverso un oggetto significativo.

🎯 Attività 2 – Il mini-pacco sorpresa

Metti in un piccolo pacchetto (anche vuoto) un oggetto molto desiderabile. 
Costruisci una routine:

  • Presentazione lenta → “Oh! Guarda cosa ho!”
  • Pausa → attendi un segnale del bambino (sguardo, vocalizzo, gesto).
  • Solo dopo un atto comunicativo, procedi aprendo un pezzetto.
  • Se l’interazione è forte, chiudi e ricrea attesa.

Obiettivo: aumentare atti comunicativi legati all’anticipazione.

🎯 Attività 3 – “Babbo Natale bussa”

Materiale: una casetta o scatola decorata con Babbo Natale dentro.

Routine di turnazione:

  • Logopedista bussa 2 volte → “TOC TOC…”
  • Pausa → attesa del bambino (sguardo/gesto/vocalizzo).
  • Solo dopo un segnale → apri la porta → sorpresa di Babbo Natale.
  • Richiudi e passa il turno al bambino: “Adesso tocchi tu!”

Obiettivi: incremento dell’iniziativa comunicativa, turnazione e regolazione dello scambio.

🎯 Attività 4 – Pallina su/giù

Con una pallina:

  • L: “Su?” (alzandola lentamente)
  • B: sguardo / gesto
  • L: “Su!” (modellamento)
  • B: prova un suono → rinforzo immediato, nessuna correzione.

Obiettivo: incremento dell’utilizzo di gesti, proto-parole e lessico

Come può apparire una seduta logopedica strutturata

Di seguito, l’esempio di come potrebbe apparire una sessione di terapia logopedica per lavorare su questi aspetti. 

Warm-up condiviso (3 minuti): Attività condivisa su luce

Routine ad alta prevedibilità (5 min): Accendi/spegni, apri/chiudi, batti-batti.

Attività su intenzionalità (5 min): Pacchetto sorpresa.

Task gestuale + proto-parola (5 min): Pallina su/giù. 

Generalizzazione e follow-up (1–2 min): Breve indicazione ai genitori su come replicarla a casa.

Attenzione! La scelta delle routine deve rispondere ai micro-obiettivi settimanali, non al tema natalizio in sé. Si parte da un livello di difficoltà basso, per poi incrementare gradualmente tale livello. 

In conclusione, il Natale non è solo un periodo “magico”, ma può rappresentare una cornice prevedibile e ricca di stimoli perfetta per creare terreno fertile alla comunicazione. Quando trasformiamo piccole routine in micro-obiettivi terapeutici, questo periodo diventa un alleato clinico potente per sostenere intenzionalità e linguaggio emergente.

Se vuoi strumenti pratici, schemi operativi e protocolli per il lavoro sul ritardo del linguaggio, puoi approfondire nel mio videocorso “Il ritardo del linguaggio: dal primo colloquio alla presa in carico”, che trovi nella sezione Corsi del mio sito web.

LATE TALKERS: IL RUOLO DEL LOGOPEDISTA

LATE TALKERS: IL RUOLO DEL LOGOPEDISTA

N.B. Nel seguente testo si utilizza il maschile come forma neutra, senza alcuna distinzione di genere, per rendere la lettura più semplice. 

 

Il termine Late Talkers (LTs) non definisce una diagnosi clinica, ma una condizione di rischio, un segno precoce o secondario di disordine, che richiede osservazione e monitoraggio. Si riferisce ai bambini che, pur avendo uno sviluppo motorio, cognitivo e relazionale nella norma, presentano un ritardo nell’acquisizione del linguaggio espressivo, in assenza di altre condizioni patologiche note.

Chi sono i bambini parlatori tardivi?

Secondo la letteratura (Rescorla, 2011; Thal et al., 1991; Reilly et al., 2007), si considerano Late Talkers i bambini di età compresa tra 18 e 30 mesi che:

  • producono meno di 50 parole a 24 mesi, oppure
  • non combinano due parole entro i 30 mesi di età,
    pur avendo un adeguato sviluppo della comprensione linguistica e nessun deficit sensoriale, neurologico o relazionale.

È importante sottolineare che questa condizione non rappresenta una diagnosi ma un profilo di rischio transitorio o persistente.

[ Per approfondire le tappe fisiologiche di sviluppo del linguaggio, ti consiglio di leggere l’ articolo “Sostenere il linguaggio sin dai primi mesi di vita” che trovi al seguente link: https://www.claudiamercurio.it/sostenere-il-linguaggio-sin-dai-primi-mesi-di-vita-2/]

Evoluzione e prognosi

Circa il 50–60% dei Late Talkers recupera spontaneamente il ritardo linguistico entro i 3 anni di vita (Weismer, 2007), raggiungendo successivamente competenze linguistiche nella norma. Questi bambini prendono il nome di “Late Bloomers”, ovvero “Bambini che sbocciano tardi”.
Tuttavia, in una percentuale significativa (40–50%) il ritardo del linguaggio può persistere e può presentarsi nel tempo un disturbo linguistico, con conseguenze sul piano fonologico, morfosintattico o lessicale.

Numerosi studi longitudinali (Rescorla, 2009; Ellis Weismer et al., 2010) evidenziano che i bambini Late Talkers che non recuperano spontaneamente possono evolvere verso un Disturbo Primario del Linguaggio (DPL) o mostrare difficoltà scolastiche successive, soprattutto in lettura e scrittura.

Fattori di rischio associati

La probabilità che un ritardo linguistico espressivo si trasformi in un disturbo persistente aumenta in presenza di determinati fattori di rischio, confermati da diverse ricerche scientifiche (Reilly et al., 2007; Rescorla & Alley, 2001; Ellis Weismer, 2007; Zambrana et al., 2014; Bavin et al., 2013):

  • Familiarità per disturbi del linguaggio o dell’apprendimento
  • Ritardo nella comprensione verbale, non proporzionato all’età cronologica
  • Scarso uso di gesti comunicativi e ridotta intenzionalità comunicativa
  • Limitata varietà fonetica o sillabica nelle vocalizzazioni e nella lallazione
  • Ridotta memoria fonologica a breve termine
  • Assenza o povertà del gioco simbolico
  • Scarso interesse per la comunicazione sociale

La presenza di uno o più di questi elementi suggerisce la necessità di un monitoraggio attivo e di una collaborazione multidisciplinare tra pediatra, NPI e logopedista.

Valutazione e monitoraggio: il ruolo del logopedista

Il logopedista ha un ruolo centrale nell’identificazione precoce e nella gestione dei bambini Late Talkers, che si basa essenzialmente su:

  • Colloquio logopedico e raccolta anamnestica accurata con i genitori,
  • Valutazione indiretta e/o diretta che consente l’osservazione del comportamento comunicativo spontaneo e integrativo, nonché la relazione genitore-bambino.
  • Utilizzo di video-analisi, check-list osservative e strumenti standardizzati per la valutazione del linguaggio, come il PVB – Primo Vocabolario del bambino (Versione italiana del MacArthur-Bates Communicative Development Inventories – CDI),  la Language Development Survey (LDS) o l’ASCB – Abilità Socio-Conversazionali del bambino. 
  • Restituzione ai genitori di quanto emerso dalla valutazione e pianificazione dell’intervento indiretto mediato dai genitori o diretto. 
  • Monitoraggio evolutivo a distanza di 3–6 mesi e e Follow-up periodici per valutare l’andamento dello sviluppo linguistico-comunicativo. 

È importante ricordare che ogni bambino segue un percorso unico. Il compito del Logopedista è sapere accompagnare lui e la sua famiglia in modo invididualizzato, fornendo un supporto specifico basato sulle evidenze scientifiche.

Per un approfondimento teorico e pratico sul tema, puoi consultare il mio video-corso  “Il ritardo del linguaggio: dal primo colloquio alla presa in carico”, disponibile su questo sito nella sezione “Corsi”. 

SOSTENERE IL LINGUAGGIO SIN DAI PRIMI MESI DI VITA

SOSTENERE IL LINGUAGGIO SIN DAI PRIMI MESI DI VITA

N.B. Nel seguente testo si utilizza il maschile come forma neutra, senza alcuna distinzione di genere, per rendere la lettura più semplice. 

 

Il linguaggio è una delle conquiste più affascinanti dello sviluppo umano. Ogni bambino segue il proprio ritmo, ma conoscere le tappe fondamentali ci aiuta a riconoscere quando tutto procede bene e quando è utile chiedere un confronto con uno specialista. 

Come si sviluppano le abilità linguistico-comunicative? 

Dalla nascita al primo mese: il linguaggio delle emozioni

Appena venuto al mondo, il neonato comunica attraverso il grido e il pianto, le sue prime forme di espressione. Già dalle prime ore di vita compare un elemento fondamentale: il contatto oculare con la mamma. È questo sguardo reciproco, carico di emozione, che getta le basi per lo sviluppo del linguaggio. Inizialmente, il bambino si avvale di una comunicazione non intenzionale o meglio di segnali comunicativi: sorriso, pianto, ecc. Il pianto corrisponde ad uno stato di malessere, mentre il sorriso ad uno stato di benessere.

 Da 1 a 3 mesi: la potenza della propria voce

Nelle settimane successive, la voce del bambino diventa uno strumento sempre più ricco. Attraverso toni dolci o più duri, il piccolo inizia a esprimere soddisfazione, fame o disagio. Ogni suono scoperto per caso viene ripetuto con entusiasmo, e la risposta del genitore – un sorriso, una parola, uno sguardo – diventa per il bambino la prima forma di dialogo.Verso la fine del secondo mese compaiono le prime imitazioni vocali, mentre tra il secondo e il terzo mese il piccolo comincia a riconoscere i turni comunicativi: ascolta, “risponde”, osserva. È il primo vero scambio socio-conversazionale.

Da 4 a 12 mesi: la scoperta dei suoni e dei gesti

Tra il quarto e il dodicesimo mese il bambino entra nella fase della lallazione, la riproduzione di sillabe ripetute come mamama, papapa, dadada. È un periodo di esplorazione sonora, di “allenamento”, in cui il piccolo “assaggia” i suoni che un giorno diventeranno parole. In questa fase nasce anche l’intenzionalità comunicativa, ovvero la spinta a voler comunicare. Il bambino sviluppa l’attenzione condivisa, cioè la capacità di guardare un oggetto insieme all’adulto, seguendo il suo sguardo. Tra i 7 e i 12 mesi compaiono i gesti dittici come l’indicare, il mostrare o il dare e quelli comunicativi come “ciao ciao”, “si”, “no”, “palla”, ecc…Sono piccoli atti che dicono molto: esprimono interesse, intenzione e partecipazione. I gesti, infatti, anticipano le parole e rappresentano un passaggio chiave verso il linguaggio verbale.

Da 10 a 12 mesi: le prime parole

Intorno all’anno di età, compaiono le prime parole funzionali.
Cominciano a comparire i sostantivi, seguiti poi da verbi, aggettivi e pronomi. È l’inizio di una nuova avventura: il bambino scopre che può comunicare proprio attraverso le parole che apprende ogni giorno. 

Da 12 a 20 mesi: la parola-frase

In questo periodo il bambino pronuncia le prime olofrasi, parole singole che racchiudono intere frasi. “Pappa” può significare “ho fame”, “voglio mangiare” o “dammi da mangiare”.
Comincia anche il gioco simbolico, ovvero il gioco del “far finta di…” che accompagna e arricchisce lo sviluppo del linguaggio.

Da 20 a 24 mesi: le prime combinazioni

Intorno ai 2 anni arrivano i primi enunciati di due parole: “mamma pappa”, “bimbo nanna”, “papà dammi”.
Non è solo una questione di vocabolario: il bambino inizia a combinare significati, creando le prime mini-frasi di senso compiuto.

Da 2 a 3 anni: frasi brevi ma ricche di senso

Tra i 2 e i 3 anni compaiono le frasi contratte, costruzioni semplici ma ancora incomplete dal punto di vista grammaticale, come “bambino andato casa”.
È un linguaggio in piena crescita: il bambino sperimenta, collega, si appropria delle regole della lingua.

Da 3 a 5 anni: la grammatica prende forma

Durante la scuola dell’infanzia, il linguaggio si fa più ricco e strutturato.
Compaiono gli articoli, i verbi ausiliari e il pronome “io”, segno di una crescente consapevolezza di sé. Il bambino comincia a porre domande – “Perché?”, “Dove?”, “Quando?” – spinto dal desiderio di capire il mondo che lo circonda.

Da 5 a 10 anni: il completamento del linguaggio

Tra i 5 e i 6 anni di vita il linguaggio appare organizzato. La scuola, che inizia a questa età, ha il compito di perfezionarlo, completando l’apprendimento linguistico orale con quello della scrittura e della lettura. Questo processo dura almeno fino ai 10 anni, età in cui il bambino è considerato maturo dal punto di vista linguistico.

Quando consultare un logopedista?

Ecco alcuni indicatori che meritano attenzione:

  • Primi mesi: non reagisce ai rumori, non vocalizza, assente contatto oculare.
  • Dopo i 4 mesi: non sorride, nessuna interazione comunicativa.
  • 6–11 mesi: assenza di lallazione, poche vocalizzazioni, assenza di consonanti.
  • 11–24 mesi: non comprende parole o frasi semplici, scarso interesse per oggetti e persone.
  • 12–16 mesi: perdita o mancato uso delle parole acquisite, assenza di gesti comunicativi.
  • 18–24 mesi: meno di 15 parole a 18 mesi o meno di 50 a 24 mesi; non imita parole, scarsa comprensione verbale.
  • 30 mesi: più di 50 parole ma nessuna combinazione di due parole.
  • 3 anni: difficoltà a creare nuove frasi, scarsa memoria verbale.
  • 4 anni: linguaggio poco comprensibile, frasi contratte, difficoltà a esprimere concetti o a porre domande.

Come supportare lo sviluppo linguistico-comunicativo ogni giorno?

Ecco qualche consiglio generale da poter mettere in pratica, ma che comunque non sostituisce un’osservazione attenta da parte di un logopedista.

  • Sfrutta ogni momento: ogni occasione quotidiana è utile per stimolare il linguaggio!
  • Parla con parole chiare e semplici, evitando un linguaggio “bambinesco”.
  • Non chiedere di ripetere, ma modella tu la parola corretta.
  • Mettiti al suo livello, articola lentamente e lascia che osservi la tua bocca.
  • Accompagna con gesti ed espressioni, per dare senso e ritmo al messaggio.
  • Leggi insieme fin dai primi mesi di vita: la lettura precoce arricchisce il vocabolario e la relazione.
  • Non anticipare il bambino: aspetta che provi a produrre un suono o una parola e valorizza ogni suo tentativo.
  • Stimola il racconto: chiedi “chi?”, “dove?”, “quando?”, “cosa è successo?” per favorire la narrazione.

 

Cari genitori, se notate che il linguaggio del vostro bambino si discosta dalle tappe di sviluppo o riconoscete alcuni dei segnali elencati, rivolgetevi a un logopedista. Spesso il ritardo linguistico-comunicativo può essere transitorio e recuperato anche spontaneamente intorno ai 3 anni, ma moltissime volte, invece, può essere il segnale di una difficoltà del bambino che necessita comunque di più attenzione.

Un intervento precoce è la chiave per sostenere la crescita in modo sereno e naturale.

Per approfondire lo sviluppo del linguaggio e conoscere indicazioni e strategie pratiche per poterlo stimolare,  non perdere il mio video-corso “Alla scoperta delle parole: cosa fare se il linguaggio non decolla!”, disponibile su questo sito nella sezione “Corsi”, al seguente link: https://www.claudiamercurio.it/corsi/

Lo sviluppo del linguaggio

Lo sviluppo del linguaggio

Quali sono le tappe principali dello sviluppo del linguaggio?

La comunicazione verbale del bambino è caratterizzata da cambiamenti significativi già in età precoce. Il bambino impara a comunicare prima ancora di imparare a parlare, modificando gradualmente tale comunicazione da non intenzionale (segnali comunicativi, quali sorriso o pianto corrispondenti a stati di benessere o malessere) a intenzionale (produzioni vocaliche  e sorriso intenzionale in risposta al caregiver, prevalentemente alla madre). 

Lo sviluppo linguistico è definito, da una serie di tappe principali, riassunte nell’immagine seguente. 

E’ importante tenere in considerazione che lo sviluppo linguistico è strettamente correlato allo sviluppo senso-motorio, cognitivo-relazionale ed emotivo-affettivo del bambino e che ogni piccolo segue un proprio ritmo personale di sviluppo che deve essere rispettato. Le tappe sopra riportate, pertanto, possono variare nei modi e nei tempi senza destare particolari preoccupazioni ed è fondamentale che non vengano effettuati paragoni tra bambini e che il proprio piccolo non venga sottoposto a richieste superiori alle proprie capacità che possano mandarlo in frustrazione, con conseguenti ripercussioni sulla sua motivazione e autostima. Ciò non significa, comunque, che pur notando un ritardo nei tempi di acquisizione è opportuno attendere fiduciosamente che il bambino sviluppi il linguaggio in autonomia in tempi indefiniti, ma occorre saper riconoscere i cosiddetti “campanelli d’allarme” e tenere in considerazione alcuni precisi indicatori (di cui parleremo nei prossimi articoli). Quest’ultimi andrebbero attenzionati soprattutto all’età di 24 mesi, in modo tale da poter individuare  precocemente eventuali difficoltà ed intervenire in modo adeguato, senza perdere tempo prezioso.

Il logopedista può effettuare una valutazione del linguaggio anche in bambini piccolissimi, soprattutto attraverso il gioco,  e intraprendere un percorso di riabilitazione mirato per favorire lo sviluppo armonioso del bambino.