N.B. Nel seguente testo si utilizza il maschile come forma neutra, senza alcuna distinzione di genere, per rendere la lettura più semplice. 

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di frenulo linguale corto, ma non sempre in modo corretto o completo. Sui social c’è chi sostiene che oggi “vada di moda” parlare di frenuli restrittivi; in realtà, non si tratta di una moda, ma del fatto che finalmente si sta iniziando a prestare maggiore attenzione all’impatto che le restrizioni orali possono avere sullo sviluppo dei bambini. In questo contesto, il logopedista riveste un ruolo centrale: è la figura con le competenze specifiche per valutare l’impatto funzionale dei frenuli, andando oltre il semplice aspetto anatomico. Eppure, ancora di frequente, molti neonati arrivano all’attenzione del logopedista quando l’allattamento è già compromesso, lo stress familiare è elevato e le compensazioni sono ormai strutturate. Questo accade perché troppo spesso i frenuli orali non vengono osservati sin dalla nascita, perdendo così una preziosa finestra di prevenzione.

Perché si parla di frenuli e non di frenulo?

Quando si affronta questo tema, è importante ampliare lo sguardo. Non esiste solo il più conosciuto frenulo linguale: è possibile osservare anche il frenulo labiale superiore e inferiore e i frenuli della guancia (buccali).

È fondamentale sottolineare che non è la semplice presenza di un frenulo anatomicamente alterato a permettere di fare diagnosi, ma la sua interferenza con la mobilità della lingua le funzioni orali. È proprio su questo aspetto che la valutazione logopedica diventa determinante.

Perché intercettare precocemente un frenulo restrittivo?

Un frenulo funzionalmente restrittivo può interferire fin dai primi giorni di vita con l’efficacia della suzione, con la stabilità e la profondità dell’attacco al seno e con la coordinazione tra suzione, deglutizione e respirazione. Tutto questo può compromettere il comfort del neonato e del genitore durante l’allattamento.

Dal punto di vista clinico, i segnali possono essere numerosi e variabili. Nel bambino si possono osservare un attacco inadeguato al seno o al biberon, una suzione rumorosa o disorganizzata, schiocchi frequenti, perdita del ciuccio dalla bocca, affaticamento rapido, irritabilità, poppate molto lunghe o molto frequenti, tendenza ad addormentarsi al seno, latte che cola dalla bocca durante la poppata, sintomi di reflusso, rigurgiti, conati di vomito, eruttazioni e flatulenze frequenti, scarso aumento di peso, sonno breve o disturbato, respirazione orale o rumorosa…

Anche la mamma può presentare segnali importanti, come dolore persistente durante l’allattamento, capezzoli screpolati, sanguinanti o deformati, ragadi, ingorghi e mastiti…

Se queste difficoltà non vengono intercettate precocemente, il bambino tende a sviluppare compensazioni che possono ripercuotersi nel tempo su suzione, deglutizione, respirazione, masticazione, svezzamento e sviluppo del linguaggio.

Il ruolo specifico del logopedista

In questo scenario, il ruolo del logopedista è specifico e insostituibile. Non siamo chiamati a “diagnosticare”, né a decidere se intervenire chirurgicamente o meno, ma a valutare in modo approfondito la funzionalità oro-motoria, affinché la nostra osservazione si integri con quella del medico e contribuisca a orientare la successiva decisione clinica.

La valutazione logopedica prende in considerazione le strutture oro-facciali nel loro insieme, la mobilità reale della lingua, delle labbra e della mandibola, la presenza del cupping linguale, il tono muscolare oro-facciale, la stabilità mandibolare, la qualità della suzione, la postura linguale a riposo e durante la deglutizione, la postura delle labbra, la coordinazione tra respiro, suzione e deglutizione, la suzione nutritiva e non nutritiva, l’attacco al seno o al biberon e molto altro all’interno della diede madre-bambino.

Questa osservazione specifica permette di evitare interventi non necessari, di agire tempestivamente quando indicato e di guidare in modo consapevole sia il team, che la famiglia, aiutandola a comprendere cosa sta succedendo e quali siano i possibili passi successivi, senza creare allarmismi, ma promuovendo consapevolezza.

Fondamentale è il lavoro integrato con ostetriche, pediatri, consulenti dell’allattamento, chirurghi pediatrici e altri professionisti coinvolti.

Oltre l’allattamento: una prospettiva di sviluppo

Intercettare un frenulo funzionalmente restrittivo nei primi mesi di vita non significa solo favorire un allattamento più sereno. Significa investire sulla qualità dello sviluppo orale nel tempo.

Una lingua che si muove in modo efficace potrà gestire meglio le consistenze, partecipare a una deglutizione funzionale, sostenere una respirazione più equilibrata e contribuire a uno sviluppo armonico delle strutture oro-facciali e delle funzioni orali. Tutto questo si riflette anche sul benessere emotivo dei genitori, riducendo stress, senso di impotenza e vissuti di fallimento.

Intervenire precocemente non significa correre, ma leggere con attenzione ciò che sta accadendo, quando il sistema è ancora plastico e ricettivo. Ed è proprio in questa fase che la logopedia può fare la differenza più grande.